Perché ESSERE UNA GUIDA?

Perchè è più semplice!

Perchè si risparmia tanta energia piuttosto che parlare, controllare, dare ordini e divieti

Perchè permette di rilassarsi e godersi il tempo insieme con gioia.

    L’idea di seguirli passo per passo per controllarli e il “dover” aiutarli a fare le cose è un impulso molto forte. Ancora oggi tal volta automaticamente dò consigli su come si fa una cosa, perché io lo so e lui no. Ma poi mi rendo conto che gli ho tolto un’occasione per poterlo scoprire da solo.

    Un giorno Marek ha giocato con la torcia elettrica del papà e da solo ha scoperto come deve girare le pile. Io volevo dargli un consiglio, ma mi sono fermata. Era cosi contento che averlo scoperto da solo.

    Voglio impegnarmi ancora di più ad essere una guida, a non dare istruzioni, che nessuno poi vuole veramente sentire. Avete già sentito genitori che si lamentano che i bambini non li ascoltano? Che dicono le cose mille volte, e non fanno quello che dicono?

    Una mia amica mi ha raccontato in che modo la figlia di tre anni ha smesso di voler andare con la bici senza rotelle, perché gli hanno dato cosi tante istruzioni come si DEVE usare, come DEVE fare per andare, che lei si è sentita così stressata, l’unica soluzione che ha trovato questa bimba come via di uscita e stata: DI NON VOLER PIU’ ANDARE CON LA BICICLETTA!

    Quante attività potrebbero essere piacevoli per i nostri figli, se noi non li infiliamo dentro il nostro naso e le nostre idee preconcette su COME SI DEVE FARE? Perché alla fine i nostri figli solo con la loro esperienza in persona possono veramente capire.

    Ho assistito ad una scena tra un padre e suo figlio al parco che è durata circa 10 minuti, poi sono andata via. C’era una padre con un figlio di circa 2 anni. In 10 minuti ho sentito dire dal padre 100 NO. “Non devi salire. Aspetta ti aiuto. Non si sale cosi, una gamba, poi altra. Tieni ti bene. Cosi non ti tieni bene, più forte. Stai cadendo. Attento! Perchè vai li? Vieni qui.” Forse 10 volte ha minacciato di portarlo a casa se non avesse fatto ciò che lui diceva. Il padre parlava in continuazione dando al figlio degli ordini. Questo atteggiamento non ha lasciato spazio al bambino di scoprire niente, neanche di guardare un altro bimbo che era seduto dopo di lui sullo scivolo. Il padre aiutava a salire le scale dicendo: “ti aiuto, non lo sai fare.” Certo che non lo sa fare, il bambino non ha mai avuto l’opportunità di provare da solo.

    Questa scena è stata un momento di riflessione…quante volte faccio lo stesso? Forse non cosi intensamente. Questo padre ha avuto la presunzione di dire al figlio come fare le cose, perché il solo suo modo è quello corretto.

    Mi chiedevo, questo papà la sera, deve essere sfinito dal mal di gola, ha parlato tutto il giorno, ha sorvegliato il figlio come se fosse un helicoptero. E il figlio? Per sopravvivere ha spento il cervello, se no, impazziva, a sentire tutti questi ordini.

    Se io come genitore do le istruzione costantemente, in quel momento divento il responsabile della situazione, controllo come si comporta mio figlio e implicitamente giudico se ha fatto bene o meno quella cosa.

    Se invece la mia impostazione è di essere una guida e indico a mio figlio solo che cosa voglio avere alla fine, sarà il bambino a trovare il come arrivare e la responsabilità sarà sua. La motivazione interna è sua, non sarà la mia e quindi esterna.

    Vi auguro una bellissima giornata alla prova di essere una guida!

Petra