“Mamma, perché la nonna è grassa?”

     Mi chiede mio figlio di 5 anni qualche settimana fa. Mi sorprende, non sono preparata a questa domanda. In quel momento sono contenta che mia madre non è presente, cosi mi posso preparare a rispondere (se per caso dovesse capitare di nuovo davanti lei). Mi rendo conto che con la presenza di mia madre, mi sento un po’ in imbarazzo. Nella testa sento voci che dicono “NON SI DICE, è maleducato!” intanto Marek non è soddisfatto del mio silenzio e cosi chiede di nuovo: “Mamma, perché la nonna è grassa?” con una vocina più forte.
Finalmente rispondo, cerco di rispondere onestamente con quello che so: “Io non sono sicura del motivo, potrebbe essere perché è malata, ma so anche che le piacciono tanto i dolci, e mangia troppo. Forse sono tutte e due le cose insieme.”

Marek mi guarda e dice: “Mamma, per favore, non mangiare troppo, non voglio che diventi come la nonna.”
“Io ci provo, so che mangiare cibo sano aiuta ad avere il mio corpo in forma, ma anche a me piacciono i dolci.”

Questa sua domanda, mi ha fatto pensare ad altre domande che potrebbe farmi a breve, e che potrebbero mettermi in imbarazzo davanti a persone care o a persone che non conosco. Vedo che i miei bambini sono sempre molto curiosi, e chiedono spesso “perché?”.

Per me, la sua domanda non è stata maleducata, ma semplicemente è stata dettata dalla sua INNOCENTE e PURA CURIOSITÀ’ e soprattutto si è trattato di una domanda ONESTA, e VERA. Ripensando ad altre domande che mi sono state fatte in passato, mi rendo conto di quanto mi sono sentita in imbarazzo, ma ho comunque cercato di trovare il CORAGGIO dentro di me per rispondere altrettanto onestamente:
“Mamma perché quel bimbo ha una faccia strana?” (“Quel bambino è nato così”)
“Mamma perché quel signore è sul passeggino?” (“Forse ha avuto un incidente e non riesce più a camminare”)
“Mamma qualcosa qui puzza!” (“Forse la signora ha usato il profumo, non ti piace?”)

Quali altre scelte avevo:

1, fare finta di non sentire niente
2, potevo dire: “NON SI DICE! I bravi bambini non fanno queste domande.”

     E poi avrei potuto raccontare in giro, magari ridendoci su, quello che hanno combinato i miei figli, e come mi hanno messo in imbarazzo.

PERCHE’ NON L’HO FATTO?

     Perché ora ritengo che queste domande non sono MALEDUCATE, ma oneste, vive, sono la modalità educata di un bambino curioso, che vuole sapere come funziona il mondo e perché la gente fa certe cose. Anche quelle che non sono comode e piacevoli.
La loro onestà è molto precisa, tocca subito il punto “debole”, un punto che talvolta può risultare anche doloroso. Ed io davanti ad un’onestà così aperta, a volte resto impietrita, mi si ferma il cervello. E ora? Che cosa dico?

Non molto tempo fa in treno ho visto un signore con la cerniera del pantalone aperta ma non ho avuto il coraggio di dirglielo, finché un bel giorno è successa la stessa cosa a me. Ovviamente nessuno mi ha detto nulla e ho girato tutto il giorno con i pantaloni aperti. Che imbarazzo! Ricordo di aver pensato: “Perché nessuno me l’ha fatto notare?”. E da quel giorno se per caso vedo qualcuno con i pantaloni aperti, prendo coraggio e glielo dico.
Da quando ho cominciato a pensare al rispetto reciproco ed ho iniziato ad essere più onesta con me stessa, ho riscontrato una maggiore apertura e onestà anche verso i miei bambini e le altre persone.

Che cosa rispondo se la sua domanda tocca un punto dolente?
Tipo: “Perché ha una faccia strana quel bambino?” (bambino con down syndrom) e lo chiede davanti a lui.

Probabilmente la maggior parte di noi concorda sul fatto che è una cosa indecorosa da chiedere, e mi rendo conto che tante aree sono diventate un TABÙ’, non si parla della malattia, di una ferita evidente, si elude la questione con un: “ZITTO! NON SI DICE”.

Perché mi sento così turbata quando i miei bambini sono curiosi, guardano intorno e dicono quello che vedono? Perché voglio solo nascondermi e chiuder loro la bocca? Cosi anche loro impareranno a restare zitti e perderanno il CORAGGIO di affrontare certi argomenti, esattamente come me.

Quando i miei bambini fanno domande che possono “ferire” altre persone, dando il nome a quello che vedono, è perché certe cose esistono realmente, sono evidenti e non si possono nascondere. Penso che in fondo una domanda curiosa di un bambino non può peggiorare la situazione, forse potrebbe dare sollievo alla persona, mentre tutti gli altri fanno finta di niente.

Vorrei fare un esercizio insieme a voi: quali domande “imbarazzanti” potrebbero farmi i miei figli?

“Perché la signora è vestita così? E davvero brutto il suo vestito!”
“Non lo so, forse a lei piace, ognuno di noi sceglie i vestiti come vuole.”

“Perché il signore chiede soldi?”
“Penso che ha fame, e non sa come guadagnarsi i soldi, forse non riesce a trovare un lavoro.”

“Perché il signore non mi ha risposto quando l’ho salutato?”
“Forse è immerso nei suoi pensieri, ogni tanto succede anche a me.”

Sto imparando ad essere me stessa, cercando di trovare le parole per condividere quello che ho dentro, anche le mie incertezze: “Non lo so, e sono un po’ imbarazzata in questo momento. Non sono sicura che la tua domanda piace a quel signore.” A me sembra che dire “Non lo so”, “non voglio parlare di questo ora” sia una risposta onesta, invece che dire: “NON SI DICE, ZITTO”. Affrontare queste domande “imbarazzanti” con onestà, permetterà ai miei figli di non perdere l’interesse nel domandarsi: PERCHÉ’?

Io questa sana curiosità l’ho persa e semplicemente vorrei impegnarmi a creare uno spazio, dove loro non la perdano, un luogo dove non debbano mordersi la lingua per la paura di dire ciò che sentono, o pensano. Perché poi finisce che ti ritrovi in certe situazioni da adulto, in cui non hai il coraggio di dire quello che pensi, quello che senti, e rimani in silenzio. Con i genitori, con il partner, con i colleghi, con gli amici.

Ritrovare il coraggio di dire come stanno le cose, sempre nel reciproco rispetto, senza nascondersi, senza scappare davanti ad una situazione imbarazzante, spiacevole. Dire le cose con vero interesse, come lo sanno fare i miei bambini. In una dimensione di genuina autenticità.

Il primo passo, l’ho fatto con i miei bambini. Quando ho smesso di nascondere come mi sento davvero.
Troppo stanca per giocare con i lego, ma disponibile a leggere un libro insieme.

Annoiata da un’attività “da maschi”, ma disponibile a trovare un’altra attività condivisa da tutti. Imbarazzata, nervosa, triste, spaventata, arrabbiata, sorpresa, indecisa. Mi è successo più volte che mi hanno risposto: “Mamma, io non lo sapevo!” e hanno cambiato il loro atteggiamento/comportamento.

Posso solo ringraziare i miei figli, che sono anche i miei maestri e mi fanno riscoprire me stessa!

A presto

Petra

P.S. Domanda di oggi : Che cosa rispondere voi davanti una domanda “imbarazzante”?