Comincio subito con una domanda: 

Le piante di che cosa hanno bisogno per crescere?

Di regole oppure di condizioni adeguate?

    Certo non stiamo crescendo piante, ma essere umani. Esseri umani che hanno i loro bisogni ed i loro sentimenti.

    Io personalmente sono in un periodo della mia vita in cui ho problemi con la parola REGOLA. Per me significa che si deve fare qualcosa, in modo rigido, non si può discutere su quello. E’ stato deciso ed io non ho partecipato alla decisione.

    Le regole stradali mi sono ben chiare, le trovo logiche: ci servono per evitare gli incidenti. Ma le regole nel rapporto con un’ altra persona? In quel caso i bisogni, i sentimenti, i punti di vista reciproci sono diversi e anche le situazioni cambiano.

    Se tu genitore mi dici “non si fa, non lo devi fare, perché è una regola”, io bambino non so niente di te in quel momento. Non so quali confini hai, quali bisogni hai.

    Per esempio: “non si mangia sotto al tavolo, è una regola, quando ceniamo tutti DOBBIAMO mangiare insieme seduti!”

    Ora penso a come si sente il genitore quando afferma questo: ha forse paura che se lascia mangiare il figlio sotto al tavolo una volta, poi lui lo vorrà fare sempre? Oppure lo farà anche quando è fuori di casa?

Quindi quali alternative ho davanti alla richiesta di mio figlio di mangiare sotto al tavolo?

1, Potrei rivalutare la mia idea che mangiare sotto al tavolo è una cosa così sbagliata

2, Potrei spiegargli chiaramente il mio punto di vista ed i miei bisogni per poi chiedere la sua collaborazione:

    “Vuoi mangiare sotto al tavolo? Sai, a me piace tanto mangiare insieme a te. E’ una cosa bella per me, perché possiamo stare insieme, guardarci negli occhi, parlare mentre ceniamo. Tu cosa ne pensi? Se vai sotto al tavolo come potremmo farlo?”

3, Potre ribaltare la situazione: “A me piace tanto cenare con te seduti a tavola, ma vedo che il tuo bisogno di mangiare sotto al tavolo in questo momento è grande.” Valuto le alternative possibili: ad esempio ” ti propongo di mangiare sotto al tavolo il dolce, oppure più tardi la merenda.”

    A me personalmente è successo più volte (forse 5 in un anno) che i miei figli mi chiedessero di mangiare sotto al tavolo e non è stato un problema per me: lo hanno fatto in quelle occasioni e poi, per il momento, né all’asilo, né al ristorante hanno mai chiesto di rifarlo. E a casa non è diventata un’abitudine!


Nelle relazioni umane, solo parlando di noi stessi, possiamo fare capire alle altre persone i nostri confini, cosi chi ci sta accanto si può orientare meglio e ha lo spazio per cambiare il suo comportamento con le sue motivazioni interiori e non solo, forse grazie al nostro atteggiamento, sarà capace a sua volta di parlare di sé, dei suoi bisogni e spiegarli bene nelle relazioni con gli altri.

    Vi faccio un altro esempio tratto da mia vita quotidiana:

    Marek (4 anni) sta giocando con un enorme palloncino in cucina.

Io gli chiedo: “ Marek, mi potresti ripetere perché a mamma e papà non piace che giochi in cucina col palloncino?”

    Lui mi risponde: “ mi sono scordato” e smette di giocare.

    Prima di fare la mia domanda mi sono fermata, perché nella mia testa c’era già una vocina che mi avrebbe fatto dire :

    “Smetti subito di giocare in cucina! Te l’ho detto già mille volte che non DEVI giocare con il palloncino in cucina!” Nonostante questa vocina in testa, ho potuto scegliere e provare a comunicare in modo diverso, alla ricerca del rispetto reciproco.

Concludo come ho cominciato, con una domanda:

Voi in genere parlate solo delle REGOLE ,oppure esprimete i vostri bisogni e fate conoscere i vostri confini?

A presto

Petra