Ciao a tutti, oggi vi parlo delle IDEE DA RIVALUTARE:

     Ecco l’esempio di una convinzione che bisognerebbe rivedere:

     Un bambino non è capace, non sa come fare le cose o come comportarsi e io gli devo insegnare tutto. Non sa cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Devo continuamente dargli consigli, gli devo spiegare come funziona un gioco; come ci si deve comportare in ogni situazione, gli devo insegnare che deve salutare, altrimenti non lo farà mai. Gli devo insegnare a usare le parole “grazie” e “prego”. Devo insistere finché non si comporta come io gli ho detto di fare.

     Per quanto riguarda il salutare, non so perché ma io non ho mai insistito. Non credo che i bambini debbano essere impartite delle regole: “DEVI salutare, Si DEVE fare, i bravi bambini salutano, se non saluti non sei educato.” Quando io salutavo le persone, ho lasciato i miei figli decidere che cosa volevano fare. A un certo punto è arrivato il momento che, spontaneamente, con la loro motivazione interna, hanno cominciato a salutare le persone. Con mio figlio più piccolo (2 anni e 9 mesi) addirittura è successo che mi ha anticipato nel saluto parecchie volte!

     L’idea che il bambinodeve obbedire, è la base di una comunicazione autoritaria, perché crediamo che, se non obbedisce, sarà una catastrofe, tutto andrà male nella sua vita, sarà un criminale, un egoista. Ma perché un bambino DEVE obbedire? Un bambino ha i propri bisogni come noi adulti, e le proprie idee e modi di vedere le cose.

     Un’ altra idea da rivedere, è che il bambino deve essere buono e bravo, altrimenti è un bambino “sbagliato/cattivo”. Questo concetto va di pari passo con quello che “sei bravo e buono solo se obbedisci”. Cosi io sono brava se obbedisco, quando metto da parte i miei bisogni e faccio quello che vuole qualcun altro. Cosi imparerò ad eseguire, a non avere altri bisogni, a dimenticare che cosa veramente voglio. Da adulto mi lamenterò che non posso cambiare niente nella mia vita, tutto è sbagliato ma io non sono colpevole e responsabile, tutti gli altri lo sono. Io sono la vittima.

     Ancora un’altra idea: i bambini non sanno essere responsabili, e per questo non posso dare loro le attivita da svolgere o delle responsabilità di alcun genere, tipo affidargli dei soldi perché li spenderebbero subito, devo dire loro che devono mettere in ordine la propria cameretta, mi devono aiutare con le faccende domestiche, non posso lasciare che decidano della loro vita, io sono responsabile per loro, per la loro salute, per la loro felicità. Io so se e quando hanno fame, sete, freddo, caldo. Anche se mi dicono che non lo hanno, sono io a saperlo.

     Mi soffermo sul freddo e caldo. Io sono una persona molto freddolosa e non voglio che i miei figli diventino come me; per questo dalla nascita li vesto meno di me. E’ una cosa sorprendente, ma non sono malati più di altri anzi, si ammalano di meno. Se non vogliono cappello e sciarpa,…non insisto. Quando hanno freddo me lo dicono loro. E poi si vestono da soli. Io mi fido del fatto che loro conoscono bene il loro corpo. Come posso sapere io come si sentono loro nel loro corpo?

     Ho visto più volte la stessa scena: vestiti subito, ti ammali, se non ti vesti andiamo subito a casa. I bambini erano disperati, furiosi e non volevano vestirsi. A me succede ogni tanto che ho tanto caldo, e mi sento veramente male, mi devo svestire subito. Sento che svengo, è una sensazione terribile. Vedendo queste scene penso al disagio del bambino, e vedo anche il disagio della madre, la sua paura per suo figlio che si ammala.

     Che cosa voglio dai miei bimbi? Voglio che siano indipendenti, che si prendano cura di loro stessi? Senza consapevolezza, non lo imparano. E’ difficile imparare a parole, molto più semplice se sperimentano.

     Per esempio una volta mio figlio di 4 anni e mezzo si attardava mentre si preparava per uscire di casa. Lui era così lento, che alla fine mentre scendevamo con l’ascensore, lui aveva una scarpa in mano. La volta successiva, mi ha chiesto di non chiamare l’ascensore perché non aveva ancora messo entrambe le scarpe. La volta dopo, ancora mi ha detto di non aprire la porta di casa, perché non aveva le scarpe.

    Vi auguro una bellissima giornata con i vostri figli meravigliosi, intelligenti e capaci.

     Petra