Prima di parlare del RISPETTO, vorrei fare con voi due considerazioni sull’autorità.

     Nei momenti critici mi sono spesso sentita come:

un comandante/generale/poliziotto

chiamatelo come volete voi. Una persona che sa come deve essere, conosce le regole che ci sono nel mondo, quello che si deve fare e quello che è sbagliato. Si pretende l’obbedienza. E come arrivare all’obbedienza? Si usa la paura, la forza fisica, e anche quella psicologica.

     Le frasi che si dicono sono del tipo: “Io ti ho detto cosi, e cosi che dere essere. Io sono il tuo padre (la tua madre) e tu devi obbedire. Finché vivi sotto il mio tetto mi obbedisci. BASTA, stai zitto e fallo subito. Se non ti metti i calzini rimani seduto qui anche fino alle due di mattina.”

     Ci sono stati anche momenti in cui entravo nel ruolo della

moralista/insegnante

     La mia arma è stata la morale, che va ad attaccare la dignità dell’altro. Una persona che ripete, manipola, sa tutto di tutto, ed è assolutamente certa di cosa è giusto o sbagliato, giudica tutti e tutto, e assegna l’etichetta di buono o cattivo.

     Il moralista dice frasi del tipo: “Vedi, tuo fratello lo ha già fatto. I bambini buoni fanno così. Babbo natale non ti porterà nessun regalo se ti comporti così. Lo dico a papà quando rientra dal lavoro. Te l’ho detto mille volte, perché non mi ascolti mai?”

     Penso di aver mischiato ( e ogni tanto mi capita ancora ) questi due tipi di comunicazione nei momenti critici.

     Affrontando i momenti critici con questo tipo di comunicazione non lasciavo lo spazio al dialogo e alla ricerca di una soluzione adeguata per tutti. Mi sono accorta che le situazioni degeneravano, e tutti i presenti si sentivano malissimo, tra i pianti del bambino e la disperazione del genitore.

     Come reagiscono i miei bambini a questo stile di comunicazione? Vedo due possibilità: l’obbedienza o la ribellione.

Come si sente, chi obbedisce?

     Conosco persone, me compresa, che hanno la tendenza ad obbedire e che in tante situazioni fanno tanta fatica ad esprimere la propria opinione, spesso non sanno che opinione hanno, questo perché da bambino nessuno gli ha mai chiesto cosa pensava di una certa situazione. Fin da bambino c’era qualcun altro che gli diceva quale fosse il giusto comportamento.

     Gli “obbedienti” quindi non riescono a riconoscere i propri bisogni, ma si adattano alle situazioni e non riescono a trovare le soluzioni autonomamente. Se qualcosa non va, il colpevole è sempre un’altra persona, perché la decisione l’ha presa un altro per me.

Come si sente, chi si ribella?

     I ribelli dicono NO all’autorità, ripetono quello che sentono: sentono NO! e rispondono NO!. I ribelli non sanno che cosa vogliono, sanno con certezza che cosa NON vogliono, e riescono bene ad esprimersi in questo: fanno i cosiddetti “capricci”, dicono le bugie, fanno male ad altre persone. E spesso fanno cose che in realtà non vogliono fare, potrebbero anche fare quello che gli hanno chiesto altre persone, ma perché si sentono “attaccati”, fanno il contrario.

Come si potrebbe comunicare in modo diverso?

     Come cambia la situazione se io cerco di comunicare rispettando l’altra persona? Comunicando i nostri bisogni e ascoltando le necessità dell’altro si cerca di trovare INSIEME la soluzione che fà stare bene tutti.

Io ho scoperto che una delle chiavi del rispetto è METTERSI D’ACCORDO.

     Riuscire a spiegare bene i propri bisogni e i propri sentimenti e chiedere all’altra persona di fare la stessa cosa e poi, insieme, cercare la soluzione che soddisfa tutti e due.

    Farsi la domanda per capire bene i miei figli, mi serve prima di tutto capire me stessa:

Che tipo di comunicazione (manipolatore/comandante) uso e quando?

Ritorno alla parola RISPETTO RECIPROCO, che cosa significa? Come si manifesta nella comunicazione con le altre persone?

     Per me il RISPETTO significa essere e sentirsi alla pari. I nostri bisogni hanno la stessa importanza di quelli altrui. Io ho rispetto per me e ho rispetto per l’altra persona.

     Nel mondo del business si parla spesso di accordo consensuale oppure VINCI – VINCI.

     Non è per niente semplice cambiare il modo di comunicare, soprattutto quando non abbiamo vissuto questo approccio sulla nostra pelle. E ora da adulti vogliamo cambiare nostro modo di comunicare. Ci vuole tanto tempo, tante prove, tanta autoanalisi, tante nuove “lampadine” accese nel nostro cuore e nella nostra mente.

     Il primo passo è spiegare bene i propri bisogni, i sentimenti, e chiedere a chi ci sta vicino di fare la stessa cosa. Il secondo passo è poi cercare di trovare la soluzione che va bene per tutti .

     Voglio essere io lo specchio, vorrei che i miei figli vedessero dai miei comportamenti come rispettare loro stessi e le altre persone, con la gentilezza, la gioia e l’amore.

     Un esempio quando mio primogenito aveva 4 anni e io ho appena cominciato fermarmi e provare la “nuova” comunicazione:

     Stavamo ritornando a casa dal parco, io avevo freddo e avrei voluto tanto andare a casa subito. Marek aveva 4 anni, voleva passare a vedere la vetrina dei giochi (come sempre) e io, intuendo il suo desiderio ho cambiato strada e lui si accorge di questo e me lo dice.

     Io in un primo momento avrei voluto dire qualcosa del tipo: “NO, oggi non andiamo li. Devo andare in questa via! Vieni, andiamo a casa, immediatamente!”

     Ma invece dico con un tono gentile. “Ho tanto freddo, ho bisogno di andare a casa”. Lui mi guarda e dice. “Si mamma”, e con il suo monopattino comincia ad andare velocemente prendendo la strada che non porta al negozio.
     Il suo SI, mi ha riscaldato il mio cuore, non me lo aspettavo in quel momento, mi immaginavo la resistenza perché il suo desiderio di vedere quel negozio era sempre molto forte.

    Vi auguro di provare la soddisfazione ogni volta che vi mettete d’accordo con vostri figli rispettandovi reciprocamente.

    Petra