Buongiorno a tutti, oggi vi parlo di un altro elemento, che mi permette di orientare meglio la mia attenzione verso il rispetto reciproco.

Questo elemento è una domanda:

Di chi è il problema?

Mio, del bambino, della terza persona?

     Nel caso in cui sono IO il proprietario del problema, posso parlare di me, dei miei bisogni, spiegare perché ho questo problema, come mi fa sentire, che cosa vorrei e io posso cercare di mettermi d’accordo con l’altra persona. Se invece scopro che i problemi li hanno le altre persone, in questo caso ho bisogno di fermarmi, di osservare e ascoltare in modalità empatica.

Provate a immaginare con me :

     Avete 4 anni, state uscendo di casa con la mamma e vostro fratello di due anni. Andate a trovare un amico a casa sua. Ora il vostro fratellino vuole l’ombrello, che tenete in mano, ma non glielo volete prestare: è vostro! Lui ha il suo, più piccolo. Ma lui insiste, piange.

     E vostra mamma vi dice: “sei già grande, daglielo subito, lui è più piccolo e non capisce, lo devi capire tu. Prendi il suo. Funziona anche il suo.” E siccome fate resistenza, la mamma ve lo prende di mano bruscamente e lo dà a vostro fratello.

     Come vi sentite ora? Avete voglia di collaborare? Che cosa pensate di vostra mamma, oppure del vostro fratello? Vi sentite amati, compresi? Avete avuto lo spazio per dire la vostra opinione, i vostri bisogni? E che cosa farete la prossima volta?

     Riproviamo di nuovo a pensare alla stessa situazione ma questa volta la vostra mamma vi dice: “ Per favore, lui è ancora piccolo, prestagli il tuo ombrello. Sai che se lo fai, poi ti do un premio. Un bambino bravo presta il suo ombrello, per favore, daglielo. I bravi bambini ricevono i regali da babbo natale. Su dai fai il bravo ora, lo se NO lo dico a tuo padre quando rientra dal lavoro. Ti prego.“

     Come vi sentite ora? Avete voglia di collaborare? Che cosa pensate di vostra mamma, oppure del fratello? Vi sentite amati, compresi? Avete avuto lo spazio per dire la vostra opinione, i vostri bisogni? E che cosa farete la prossima volta?

     Riproviamo per la terza volta, la mamma questa volta si siede sul gradino e dice: “ Non possiamo uscire senza ombrelli. E voi volete lo stesso ombrello. Come facciamo? Abbiamo tempo per pensare insieme ad una soluzione. I nostri amici ci aspetteranno.”

     Come vi sentite ora? Avete voglia di collaborare? Che cosa pensate di vostra mamma, oppure del fratello? Avete ora lo spazio per dire la vostra opinione, i vostri bisogni?

     Quando ho provato la terza variante, i miei bambini hanno reagito cosi: Io ero seduta sul gradino davanti casa, Patrik piangeva, lo consolavo nelle mie braccia. Marek si è messo a pensare circa un minuto poi ha fatto segno di avere una idea e gli si sono illuminati gli occhi. Da l’ombrello al fratellino e prende l’ombrello grande del papà. Così, tutti contenti siamo usciti.

Con questa modo di comunicare tante situazioni sono diventate più semplici. Ora prima di agire mi chiedo: è un mio problema? No, ok, posso essere un sostengo per i miei figli. E cosi gli lascio uno spazio per mettersi d’accordo. Piuttosto posso aiutarli a spiegarsi tra loro i rispettivi bisogni, le emozioni, se non sono in grado in quel preciso momento.

Chissà come faranno la prossima volta? E’ vero che non è sempre cosi. Tante volte succede che arrivino alle mani come prima soluzione del litigio, ma so che stanno pian piano ricevendo le basi per risolvere i loro problemi in modo diverso.

Mi sto impegnando ogni giorno a creare uno spazio dove i miei figli possano sperimentare i rapporti, così in futuro sapranno gestire i rapporti con propri partner, a lavoro, a scuola…

Dove lo possono imparare meglio se non a casa con i propri genitori?

Vi auguro una bellissima giornata piena di rispetto per Voi stessi e per le altre persone, avendo cura di valutare bene DI CHI E’ IL PROBLEMA?