Quasi ogni sera della settimana lavorativa, mio marito ritorna dal lavoro, ed appena apre la porta entrambi i bambini gli corrono incontro e gridano:  “Vieni a giocare con noi!”.

Io sto preparando la cena e lascio che mio marito comunichi da solo con i suoi figli. Mio marito insiste che DEVE fare la doccia con un tono forte autoritario. I bambini insistono che VOGLIONO giocare con papà SUBITO!

Allora mio marito mi chiede un aiuto, io non glielo concedo rispondendo “ma io li capisco, non ti hanno visto tutto giorno!” Mio marito cede, toglie le scarpe e va a giocare. Ma capisco che è molto nervoso e lui ed i bambini non riescono a gioire di questo momento insieme. Poco prima della cena, con la tavola pronta, mio marito esclama: ora IO DEVO fare la doccia!” e se ne va. Risultato: io mangio da sola con i bambini e sono arrabbiata.

Abbiamo discusso tanto su come gestire questa situazione che si ripresentava ogni giorno. Io, sarò sincera, non riuscivo a comprendere il suo desiderio/ bisogno, perché mi ricordavo molto bene quando lavoravo ed andavo io a prendere Marek all’asilo, dopo il lavoro, correndo con la bici, senza neanche un momento per prender fiato. Anzi, spesso arrivavo in ritardo e mi sono presa tanti rimproveri dalle maestre del nido per questo.

Ora mio marito vuole fare una doccia? Non capisco. Io non la potevo fare, quindi secondo me anche lui non può farla.

Il risultato? Mio marito cercava di imporlo come una REGOLA! Ha preso un foglio e ha scritto: PAPA’ DOPO IL LAVORO DEVE FARE LA DOCCIA!

La situazione non migliorava, anzi, io ignoravo la sua regola, e rimanevo ferma nella mia posizione, non avevo nessuna motivazione interiore far seguire questa regola che non condividevo. Fino a pochi mesi fa.

Cercando un esempio pratico per capire come esprimere i propri bisogni, ho pensato a questo bisogno di mio marito. Così mi sono scritta questo esercizio:

Prima ipotesi:

    Immaginate di essere un bambino di 4 anni, vostro papà e appena ritornato dal lavoro. Voi correte da lui e gli dite “papà, papà vieni a giocare con me, vieni, vieni!

Papà vi guarda e dice. “Ora non posso. Sono appena arrivato, devo fare una cosa. Vai a giocare da solo.”

Ma voi insistite: “papà voglio giocare con te subito!” E il papà insiste: “ORA NO, vai tu a giocare da solo.  Io arrivo dopo.”

Come vi sentireste? Come rispondereste? Forse comincereste a piangere e andreste a nascondervi nella vostra stanza. E se vostro padre vi dicesse: “non devi piangere, non è successo niente, poi io arrivo” cosa provereste?

Oppure se vi ribellaste: “NO NO NO, voglio giocare con te subito!”  E via con morsi, oppure calci?

Vostro padre direbbe: “NON SI MORDE, non si fa, vai subito nell’angolo a riflettere su cosa’ hai fatto, e per oggi niente TV!”

In questo caso come vi sentireste? Siete stati compresi? Che cosa farete la prossima volta per farvi valere? Chi ha perso? Chi ha vinto?

Seconda ipotesi:

    Arriva il papà e voi: “papà, papà vieni giocare con me.” Il papà ha la faccia stanca, ma sorride e dice: “va bene. Vengo.” Mette giù le scarpe e viene a giocare con voi. Ma voi avete una strana sensazione, che lui non si senta bene e che quindi non giochi bene come vorreste. E così istintivamente lo tormentate un po’ e papà si innervosisce finché vi dice: “BASTA! Ora devo andare a farmi la doccia!” E vi lascia soli nella vostra stanza.

Come vi sentireste ora? Siete stati compresi? Che cosa farete la prossima volta? Chi ha perso? Chi ha vinto?

Terza ipotesi:

    Arriva il papà. Voi: “papà, papà vieni a giocare con me!” Lui vi prende in braccio e vi dice: “ciao, come stai? Mi sei mancato tantissimo! Sono contento di essere tornato dal lavoro e vorrei tanto giocare con te!” Vi sedete e lui continua. “Sai, oggi ho lavorato tanto, sono tutto sudato, senti come puzzo! Poi ho tutti questi peli! (si apre la camicia per farti vedere com’è peloso).  Tu cominci a ridere: “Come una scimmia!”  Papà continua: “In questo momento mi sento molto sporco ho bisogno di farmi una doccia per sentirmi meglio per poi poter giocare con te, che ne dici?”

Forse risponderesti:

“No, vieni a giocare con me ora. “ e il papà ribadirebbe: “come faccio? Sono tutto sporco, non mi sento bene in questa condizione… Come possiamo fare, hai una idea? Mi servono 10 minuti….”

E ora pensate insieme a tutte le possibilità:

1-Vai a giocare questi 10 minuti da solo, poi ti raggiungo.

2- Prendi un gioco e vieni con me in bagno, e giochi mentre mi faccio la doccia.

3- fate due chiacchiere sul come è andata all’asilo, poi con più calma trovate un accordo.

Come vi sentireste ora? Siete stati compresi? Che cosa farete la prossima volta? Avete rispettato i vostri bisogni entrambi? Chi ha perso? Chi ha vinto?

Dopo che mi sono scritta questo esercizio, mi si è accesa “la lampadina”.

E il giorno successivo volevo metterlo in pratica:

Quando è rientrato mio marito, gli ho chiesto: “Ciao papà, come stai? Hai bisogno di qualcosa? Forse di una bella doccia?” e poi ho fatto io per lui tutto il discorso del suo malessere di sentirsi sporco, sudato, come una scimmia…i bambini erano lì, ad ascoltare. E alla fine hanno lasciato il papà libero di farsi la doccia da solo mentre loro giocavano insieme nell’attesa!

Ho sentito un grande sollievo, perché ora sono consapevole che posso scegliere di affrontare le situazioni in questo modo. E soprattutto considerare il rispetto reciproco, non solo il mio punto di vista.

Vi auguro una bellissima giornata piena di occasioni per esprimere i vostri bisogni e ascoltare quelli degli altri.

A presto

Petra